Oltre 40.000 API per automazioni, selezionate e organizzate per chi costruisce flussi di lavoro con Make, n8n e Zapier.
Come è organizzato il catalogo
Puoi esplorare le API in tre modi, a seconda che tu stia cercando una soluzione precisa o l’ispirazione per un nuovo flusso:
1) Per categoria — Naviga per ambito di utilizzo: è il punto di partenza quando sai cosa vuoi automatizzare ma non ancora con quale servizio.
2) Per rating — Ordinando per rating vedi subito le integrazioni più solide, quelle su cui puoi costruire un’automazione destinata a girare tutti i giorni senza sorprese.
3) Per numero di utenti — Quante persone le utilizzano davvero nei propri scenari? Un’API molto adottata significa più esempi disponibili, più discussioni nelle community e meno tempo perso.
Trasparenza: alcuni link in questa pagina sono affiliati. Se attivi un servizio tramite questi link, potremmo ricevere una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Questo non influenza i servizi inclusi nel catalogo.
Make mette a disposizione un catalogo di app native: servizi già pronti, con moduli preconfigurati per le operazioni più comuni. Colleghi l’account, scegli il modulo e lo scenario funziona. Finché lavori con strumenti diffusi — Google Sheets, Slack, Airtable, Shopify — quasi tutto quello che ti serve è già lì.
Il problema arriva quando lo strumento che ti serve non ha un modulo nativo. Succede più spesso di quanto si pensi: servizi verticali, API di nicchia, strumenti nati da poco, o funzioni specifiche di un servizio che il modulo ufficiale non copre. In quel momento hai tre strade: rinunciare, cercare un servizio alternativo che sia integrato, oppure collegare l’API direttamente.
La terza strada è quella che apre davvero le possibilità di Make, ed è il motivo per cui esiste questo catalogo. Qualsiasi servizio esponga un’API REST può entrare in uno scenario, anche senza un modulo dedicato. Le integrazioni raccolte qui sono esattamente questo: servizi e API che puoi collegare ai tuoi flussi senza aspettare che qualcuno crei il modulo ufficiale.
Lo strumento è il modulo HTTP, presente in ogni installazione di Make. Fa una cosa sola: invia una richiesta a un indirizzo e ti restituisce la risposta. Su questa base si costruisce tutto il resto.
I passaggi sono sempre gli stessi, indipendentemente dal servizio:
Authorization: Bearer seguito dalla chiave. Alcune preferiscono OAuth, che richiede qualche passaggio in più ma è gestito da Make. Le chiavi vanno salvate nelle connessioni o nelle variabili, mai scritte direttamente nei moduli: altrimenti le esporti insieme al blueprint dello scenario.Due aspetti che vengono sottovalutati e che fanno la differenza tra uno scenario che regge e uno che si rompe dopo una settimana. Il primo sono i limiti di chiamate: quasi tutte le API impongono un tetto per minuto o per ora, e superarlo restituisce errori. Il secondo è la paginazione: quando i risultati sono molti, l’API te li consegna a blocchi, e recuperare solo il primo blocco è l’errore più comune di chi inizia.
C’è poi il percorso inverso, il webhook: invece di essere Make a chiedere dati, è il servizio esterno ad avvisare Make quando succede qualcosa. È la modalità più efficiente quando disponibile, perché lo scenario parte solo quando serve davvero, senza controlli a vuoto.
Il catalogo qui sopra è filtrabile per categoria, per valutazione e per numero di utenti. Queste sono le famiglie di integrazioni che risolvono i problemi più ricorrenti.
Servizi che recuperano informazioni da fonti pubbliche e le restituiscono in formato strutturato: schede prodotto, recensioni, listini, dati aziendali. È la categoria che si abbina meglio a Make, perché il flusso è lineare: raccolta, trasformazione, scrittura su un foglio o un database. Se raccogli dati riferiti a persone identificabili, ricorda che il GDPR si applica anche quando i dati sono pubblicamente accessibili: serve una base giuridica documentata.
Partono da un’informazione che hai già — un dominio, un nome, una partita IVA — e restituiscono il contorno. Utili nei flussi commerciali, dove un contatto grezzo diventa una scheda completa prima ancora di arrivare nel CRM.
Generazione e analisi di testo, classificazione, traduzione, sintesi. In Make funzionano bene come passaggio intermedio: prendi un contenuto, lo elabori, lo mandi avanti. L’accortezza necessaria è la gestione dell’imprevisto, perché l’output di un modello non è mai garantito nella forma: serve un Router che intercetti i casi anomali invece di lasciarli passare.
Messaggistica, email transazionali, alert. Sono i moduli terminali di quasi ogni scenario: il punto in cui il flusso avvisa una persona che qualcosa è successo o richiede attenzione.
Sincronizzazione di ordini, scorte, anagrafiche tra piattaforme diverse. Qui il tema critico è evitare le duplicazioni quando lo stesso evento viene elaborato due volte: il Data Store di Make serve proprio a tenere traccia di cosa è già stato processato.
Make lavora su una tela visuale dove i moduli si collegano tra loro. Rende leggibili anche i flussi articolati, con diramazioni e cicli, ed è un buon compromesso tra potenza e curva di apprendimento.
Zapier è il più immediato e ha il catalogo di app native più ampio. Sui flussi lineari è imbattibile per velocità di configurazione; su quelli complessi diventa meno agevole e i costi crescono in fretta con i volumi.
n8n è open source e installabile sui propri server. Questo lo rende interessante quando i dati non possono uscire dall’infrastruttura aziendale o quando i volumi renderebbero proibitivo un servizio a consumo. In cambio richiede competenze tecniche che gli altri due non chiedono.
Il punto che accomuna i tre: tutti supportano le chiamate HTTP dirette. Le integrazioni di questo catalogo funzionano quindi su qualsiasi delle tre piattaforme, con differenze solo nel modo in cui si configurano i moduli.
Se ti stai avvicinando ora a queste piattaforme, può esserti utile la panoramica su Make e la selezione di tool di marketing automation.
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