Cosa puoi automatizzare in azienda con Make, e quanto costa farlo

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Lo scenario di Make del podcast automatico in una finestra del browser, accanto al logo di Tool per Startup e al titolo «Cosa puoi automatizzare in azienda con Make»

Un modulo compilato sul sito, e poi la solita trafila: copi nome ed email in un foglio, scrivi la mail di conferma, aggiorni il gestionale. Per un contatto è poca cosa; per trenta contatti a settimana diventa un lavoro a sé, fatto di copia e incolla. Le automazioni con Make servono a togliere di mezzo questi passaggi: colleghi le app che usi già e i dati passano da una all’altra da soli.

Qui vedi cos’è Make (che prima si chiamava Integromat), come funziona, cosa puoi automatizzare in un’azienda o in un’associazione, quanto costa e dove si inciampa, spiegato per chi non programma. Make lo uso tutti i giorni, e più avanti trovi tre scenari che fanno girare il mio lavoro.

Come è fatta questa guida. Funzioni, limiti e prezzi vengono dalla documentazione ufficiale di Make e dei tool citati e da fonti esterne; il giudizio nel blocco di opinione viene dall’esperienza diretta di chi scrive, che usa Make ogni giorno. Alcuni link sono di affiliazione: se acquisti, il sito riceve una commissione, il prezzo per te non cambia.

Make in breve

Make è un servizio online che collega app e servizi con scenari disegnati a schermo, senza scrivere codice. Ha un piano gratuito senza scadenza, i piani a pagamento partono da 9 dollari al mese e si paga a crediti, cioè per quanto lavorano i tuoi scenari. L’interfaccia è in inglese, i dati possono stare in Europa.

DomandaRisposta
Piano gratuitoSì: 1.000 crediti al mese, 2 scenari attivi, un controllo al massimo ogni 15 minuti, senza carta e senza scadenza
Prezzo di partenzaCore: 9 dollari al mese con pagamento annuale, 10,59 dollari pagando mese per mese, per 10.000 crediti; IVA non indicata
App collegabilioltre 3.500 pronte, più qualsiasi servizio con un’API
Interfaccia in italianono: risulta solo in inglese
Dati in Europasì, se scegli il centro dati europeo quando crei l’organizzazione

Cos’è Make (ex Integromat)

Make è il nome che ha preso Integromat: stesso prodotto, nome nuovo, e in tanti lo cercano ancora come «Make ex Integromat» o «Make automation». Il contratto oggi si firma con Celonis, Inc., società statunitense, e il servizio gira su server Amazon in Europa o in Nord America. Il principio è semplice: un evento in un’app fa partire una serie di azioni in altre app, per esempio una risposta a un modulo che finisce in un foglio Google, in un’email e nel CRM.

Ti serve uno strumento di automazione?

Tre domande prima di aprire un account:

  • Fai la stessa operazione più volte a settimana, sempre con gli stessi passaggi?
  • L’operazione tocca due o più app diverse?
  • C’è qualcuno che saprà aprire lo scenario e capire dove si è fermato?

Sì alle prime due e un nome per la terza: Make è un candidato serio.

Come funzionano le automazioni con Make

In Make un’automazione si chiama scenario. Lo costruisci su una lavagna mettendo in fila dei cerchi: ogni cerchio è un modulo, cioè un’azione in un’app. Il primo modulo è il punto di partenza (il trigger) e controlla se è successo qualcosa, per esempio una nuova riga in un foglio o una nuova email; i moduli dopo fanno le azioni.

Pensa a un piccolo studio che riceve le richieste di preventivo da un modulo sul sito. Lo scenario può avere tre moduli:

  1. il modulo «guarda le nuove risposte» controlla le richieste a intervalli fissi;
  2. un modulo di Google Sheets aggiunge nome, email e data in una riga del foglio dei preventivi;
  3. un modulo email manda la conferma a chi ha scritto, con il suo nome nel testo.

Fra un modulo e l’altro scegli quali dati passare: il campo «email» del modulo va nel campo «destinatario» dell’email.

Cosa sono i crediti

Make si paga a crediti, che hanno preso il posto delle vecchie «operazioni». Per le app normali ogni volta che un modulo lavora consuma 1 credito: leggere un record, scrivere una riga, mandare un’email. Il modulo di partenza consuma 1 credito a ogni controllo, gli altri lavorano una volta per ogni elemento trovato.

Un esempio: il trigger trova 10 risposte a un modulo e dopo ci sono 3 moduli. Il conto è 1 controllo più 30 azioni, cioè 31 crediti per quella esecuzione. Il router e i moduli di gestione degli errori non consumano crediti; quando i crediti del mese finiscono, gli scenari si fermano finché non ne aggiungi altri.

Le funzioni che contano

Percorsi diversi con il router e i filtri

Il router divide lo scenario in più strade. Se il contatto arriva dal modulo «preventivi» va al commerciale, se arriva da «newsletter» finisce solo nella lista: ogni strada ha un filtro che decide chi passa. Così un solo scenario gestisce casi diversi, invece di tre scenari quasi uguali.

Gestione degli errori

Prima o poi un’app non risponde o un dato arriva sbagliato. Make ha moduli fatti apposta (Ignore, Resume, Break, Rollback, Commit) che dicono allo scenario cosa fare quando un passaggio fallisce, per esempio ignorare l’errore e andare avanti. Lo storico mostra in quale modulo si è fermata ogni esecuzione.

Modelli pronti e blueprint

Make ha una libreria di modelli, scenari già montati per i casi più comuni da copiare con «Use template». Ogni scenario si esporta anche come blueprint, un file con moduli, impostazioni e collegamenti fra i dati: lo tieni come copia, lo passi a un collega o lo importi in un altro account, rifacendo poi le connessioni alle app (il file deve stare sotto i 2 MB). Il blueprint si può anche incollare in un’AI per farsi spiegare o migliorare uno scenario: è uno dei modi in cui lo uso io.

Integrare Make con le app che non sono nell’elenco

Se un’app non è fra le 3.500 pronte, Make la raggiunge con il modulo HTTP, che parla con qualsiasi servizio dotato di un’API (lo «sportello» con cui un programma accetta richieste da un altro). Non serve scrivere codice, ma bisogna leggere le istruzioni del servizio da collegare. Per partire c’è il nostro catalogo di API da collegare a Make.

Make e l’intelligenza artificiale

Le funzioni AI di Make sono incluse anche nel piano gratuito: Maia costruisce lo scenario mentre glielo descrivi a parole, gli agenti AI sono ancora in prova, altri moduli estraggono dati da testi e documenti. Puoi anche collegare la tua chiave di OpenAI, Claude o Gemini, in qualsiasi piano: a Make paghi i crediti dei moduli, i token li paghi al fornitore dell’AI. Così puoi riassumere email, classificare richieste o riscrivere testi.

Esempi di automazione aziendale con Make

Tre automazioni aziendali vere, di quelle che uso per il sito, e un caso pensato per un’associazione.

Da articolo a episodio di podcast, da solo

Quando pubblico un articolo su WordPress, lo scenario lo prende, toglie l’HTML e chiede a OpenAI di trasformarlo in un copione. Google Text-to-Speech lo legge con una voce sintetica, il file audio finisce su Dropbox e OpenAI scrive titolo e descrizione dell’episodio. Un foglio Google tiene il numero degli episodi, poi lo scenario recupera l’immagine in evidenza dell’articolo e pubblica l’episodio su Spreaker.

Scenario di Make con 17 moduli: WordPress, OpenAI, Google Text-to-Speech, Dropbox, Google Sheets e la pubblicazione su Spreaker
Lo scenario del podcast automatico, dalla pubblicazione su WordPress all’episodio su Spreaker

Rivedere i vecchi articoli con NeuronWriter e l’AI

Un altro scenario prende un articolo da Airtable, chiede a NeuronWriter l’analisi della parola chiave, aspetta il risultato e lo passa a un modello AI, che riscrive il testo seguendo quelle indicazioni. Ogni passaggio salva il lavoro in Airtable, e alla fine il testo nuovo va in WordPress.

Prima parte dello scenario: Airtable, lettura dell'articolo da WordPress, due moduli OpenAI e le chiamate HTTP con una pausa in mezzo
La revisione degli articoli con NeuronWriter, prima parte
Seconda parte dello scenario: quattro passaggi con Claude alternati ad Airtable, poi WordPress e Airtable
La revisione degli articoli con NeuronWriter, seconda parte

Misurare se la revisione è servita

Il terzo scenario chiude il giro: per ogni articolo rivisto chiede a Google Search Console i dati di prima e quelli di dopo, e salva il confronto in Airtable. Sono 4 moduli in tutto, un buon primo scenario da copiare se tieni un sito.

Scenario di Make con 4 moduli: Airtable, due report di Google Search Console, Airtable
Il confronto fra prima e dopo la revisione, con i dati di Search Console

Le iscrizioni di un’associazione

Pensa a un’associazione che raccoglie le iscrizioni con un modulo online: un modulo che guarda le nuove risposte, una riga nel foglio dei soci, un’email di conferma. Con un router in più, chi sceglie «volontario» riceve un’email diversa e finisce in un secondo foglio. Con un controllo al giorno sono circa 30 controlli al mese, più i crediti dei moduli per ogni iscrizione.

Quanto costa Make

I piani si pagano per organizzazione, non per utente: gli utenti sono illimitati in tutti i piani. Cambiano i crediti del mese e le funzioni.

PianoPagamento annualePagamento mensileA chi conviene
Free00per provare e per 1–2 scenari leggeri
Core9 dollari al mese10,59 dollari al meseper una piccola attività con più scenari: scenari illimitati, controllo ogni minuto
Pro16 dollari al mese18,82 dollari al meseper chi ha scenari che devono partire per primi e vuole cercare nello storico
Teams29 dollari al mese34,12 dollari al meseper un gruppo di lavoro con ruoli e modelli di scenario condivisi
Enterprisesu preventivoper aziende grandi, con accesso unico (SSO) e assistenza continua
Prezzi per 10.000 crediti al mese, IVA non indicata. Prezzi aggiornati al 28 ottobre 2026

Con più crediti il prezzo sale. Se li finisci ne compri altri, in pacchetti da 1.000 o 10.000, allo stesso prezzo del tuo piano; quelli non usati scadono a fine mese (a fine anno in Pro e Teams pagati annualmente).

Per le organizzazioni non profit c’è un programma dedicato: 12 mesi gratuiti di un piano Pro con 40.000 operazioni al mese, per chi ha una registrazione ufficiale come non profit nel proprio paese. Se un’associazione italiana (APS, ODV, ETS) rientri, il sito non lo dice: conviene chiederlo con la domanda di ammissione.

I limiti di Make, e a chi pesano

  • All’inizio è ostico. Make ragiona per moduli, dati e percorsi: chi non ha mai visto uno scenario ci mette un po’ a capire dove mettere le mani. Per imparare c’è Make Academy, la scuola online di Make.
  • Solo in inglese. L’interfaccia risulta solo in inglese: per un’associazione con volontari che non lo leggono è un ostacolo vero.
  • Il consumo non si vede in anticipo. Ogni modulo lavora una volta per ogni elemento, e anche i controlli contano: con il piano gratuito, uno scenario che controlla ogni 15 minuti fa circa 2.880 controlli al mese, più dei 1.000 crediti disponibili (il sito non dice se si paga anche un controllo che non trova niente).
  • Dollari e contratto americano. Prezzi solo in dollari, IVA non indicata, contratto con Celonis, Inc. regolato dalla legge di New York; gli abbonamenti non sono rimborsabili una volta ordinati. Fattura italiana, addebito SEPA e assistenza in italiano non sono documentati.
  • Il gratuito ha dei tetti. 2 scenari attivi, file fino a 5 MB, esecuzioni di massimo 5 minuti e niente modulo per il codice.

Sulla privacy, invece, Make offre quello che serve a una PMI o a un ente: il centro dati europeo, da scegliere quando crei l’organizzazione, e l’accordo per il trattamento dei dati con le clausole per i clienti europei.

La mia opinione su Make

Fin qui funzioni, prezzi e limiti presi dalla documentazione; da qui in avanti la parola passa all’esperienza di chi scrive.

Uso Make da tantissimo tempo e ci ho trovato un equilibrio raro: fa moltissime cose senza diventare complicato da usare. Ho automatizzato molti processi ripetitivi del mio lavoro, e già con il piano gratuito ne togli di mezzo parecchi.

La riserva c’è, ed è l’inizio. Make è un oggetto da ingegneri: il mio primo scenario di media complessità mi ha preso mezza giornata, quando l’AI non poteva ancora darmi una mano. Oggi la uso per impostare e migliorare gli scenari: esporto il blueprint, cioè il file che descrive lo scenario, lo faccio analizzare e lo reimporto migliorato. Con la chiave API di OpenAI, che collega Make all’AI, ho fatto riscrivere testi e assegnare a ogni post la sua categoria scegliendola da un elenco.

Non uso solo Make: quando mi servono meno limiti passo a n8n, nella versione open source, e quando l’automazione la gestisce un cliente scelgo Zapier, che ha un’interfaccia più semplice. Il mio consiglio? Parti da operazioni semplici, che in azienda sapete controllare, e migliora gli scenari dopo i primi risultati.

Per chi sì: chi accetta di investire un po’ di tempo all’inizio. Per chi no: chi deve affidare l’automazione a qualcuno che non ha tempo di impararla.

Le alternative a Make

Make o Zapier?

Zapier ha un piano gratuito con 100 attività al mese e automazioni di due passaggi; Professional parte da 19,99 dollari al mese con pagamento annuale (29,99 mese per mese) per 750 attività, IVA esclusa. È solo in inglese e i dati restano negli Stati Uniti.

In Zapier paghi ogni passaggio riuscito, in Make ogni lavoro di un modulo: le due unità non si confrontano una a una, e quale costi meno dipende dal tuo scenario. Il confronto con esempi di costo è nella nostra guida Zapier, Make o n8n: quale scegliere se non programmi; un punto di vista da chi vende automazioni pronte è su Automazioni Pronte.

n8n

Se preferisci pagare per esecuzione intera e non per passaggio, c’è n8n, che funziona a nodi come Make. Nella versione ospitata non c’è un piano gratuito: Starter costa 20 euro al mese con pagamento annuale (24 mese per mese) per 2.500 esecuzioni, IVA esclusa, con 14 giorni di prova. Installarlo in proprio è gratis, ma servono un server e qualcuno che lo gestisca.

Microsoft Power Automate

Se in azienda c’è già Microsoft 365, Power Automate c’è già in parte: puoi creare flussi con i connettori standard. Per quelli Premium serve Power Automate Premium, 13 euro al mese per ogni utente che possiede i flussi, con pagamento annuale e IVA esclusa, e i dati restano in Europa se l’ambiente è nell’area europea. Serve però un account Microsoft 365 aziendale o scolastico.

Activepieces

Activepieces ha un piano gratuito con 1.000 crediti al mese e 5 utenti; Plus costa 20 dollari al mese, prezzo fisso per 10.000 crediti, IVA non indicata. La versione online tiene i dati a Francoforte, l’interfaccia non è in italiano e quella da installare in proprio chiede un server. Ne abbiamo parlato nella recensione di Activepieces.

Pabbly Connect

Chi guarda soprattutto al costo dei passaggi interni può valutare Pabbly Connect, che conta solo le azioni: controllo iniziale, filtri e router non si pagano. Standard costa 19 dollari al mese (16 con pagamento annuale) per 10.000 task, IVA non indicata, e c’è un’offerta a vita da 349 dollari una tantum per 3.000 task al mese. Il rovescio: solo in inglese e nessuna indicazione su dove stanno i dati.

Esiste anche Integrately, con automazioni già pronte da attivare con un clic; tiene però i dati negli Stati Uniti e non abbiamo trovato segni di aggiornamenti recenti.

Prezzi delle alternative aggiornati fra il 27 ottobre e il 4 novembre 2026.

In breve

Make, piano Core a 10,59 dollari al mese con IVA non indicata; piano gratuito con 1.000 crediti al mese e 2 scenari attivi, senza carta, e 12 mesi di Pro gratis per le non profit. Copia le risposte di un modulo in un foglio Google, manda l'email di conferma e smista i contatti; interfaccia e assistenza in italiano non documentate.
Prezzi aggiornati al 28 ottobre 2026, IVA non indicata

Per chi sì e per chi no

Make fa per te se hai almeno due o tre operazioni ripetitive che toccano app diverse e qualcuno in azienda disposto a imparare la logica degli scenari. Il piano gratuito basta per capire se funziona.

Non fa per te se nessuno in azienda legge l’inglese, se vuoi pagare in euro con fattura italiana, o se chi userà l’automazione non avrà tempo di impararla. In quel caso Zapier, con la sua interfaccia più semplice, è più facile da affidare, e se usi già Microsoft 365 conviene guardare prima Power Automate.

Make, funzione per funzione

FunzioneA chi serveUtilità praticaQuando conviene usarla
Scenari a modulichi copia dati fra appi dati passano da solioperazioni che si ripetono ogni settimana
Router e filtrichi riceve richieste diverseun solo scenario smista i casicontatti da moduli o canali diversi
Gestione degli errorichi non può perdere datilo scenario sa cosa fare se un passaggio fallisceapp esterne che a volte non rispondono
Modulo HTTPchi usa un’app fuori dalle 3.500raggiunge qualsiasi servizio con un’APIquando il collegamento pronto non c’è
Blueprintchi lavora con colleghi o clientiesporta e importa uno scenario interocopie di sicurezza, aiuto dall’AI
Funzioni AIchi lavora con testi e richiesteriassume, classifica, riscrivemolte email o documenti da smistare

Domande frequenti su Make

Make è gratuito?

Sì, c’è un piano gratuito senza scadenza e senza carta: 1.000 crediti al mese, 2 scenari attivi, un controllo al massimo ogni 15 minuti. Per più scenari o controlli più frequenti serve un piano a pagamento, da 9 dollari al mese con pagamento annuale.

Serve saper programmare per usare Make?

No: gli scenari si costruiscono trascinando i moduli e scegliendo i campi da passare. Serve però capire la logica di trigger, azioni e percorsi, e all’inizio ci vuole un po’ di pratica.

Make o Zapier: quale scegliere?

Make dà più controllo su percorsi ed errori; Zapier è più semplice da passare a chi non lo conosce. Entrambi hanno un piano gratuito e sono in inglese; con Zapier i dati restano negli Stati Uniti, con Make puoi tenerli in Europa.

Dove stanno i dati con Make?

Nel centro dati che scegli quando crei l’organizzazione, in Europa o negli Stati Uniti. La scelta non si cambia dopo: per un’azienda o un ente italiano conviene l’Europa fin dall’inizio.

Si può usare Make con ChatGPT o un’altra AI?

Sì: puoi collegare la tua chiave di OpenAI, Claude o Gemini, anche con il piano gratuito, e usare i modelli nei tuoi scenari, pagando i token al fornitore. Make ha anche funzioni AI proprie, come Maia e gli agenti AI, incluse nel piano gratuito.

Immagine di Bernardo Mannelli

Bernardo Mannelli

Classe 1976, nativo analogico nell'era pre-digital, è Head of Digital in Confindustria Toscana Centro e Costa. Esperto di software online e di strumenti per il business, ha collaborato con Murate Idea Park, Digital Magics e Nana Bianca. Speaker, formatore e docente in gestione strategica degli strumenti digitali presso aziende, associazioni, incubatori e acceleratori d'impresa. È fondatore di toolperstartup.com, il blog in cui vengono selezionati, analizzati e raccolti i migliori tool digitali per piccoli business. Ha scritto il libro «Software e tool per il business» e ha contribuito, con capitoli dedicati ai tool, ai volumi «Growth Hacking - fai crescere la tua Impresa online», «Digital Marketing per lo sport» e «Professione Influencer».

4 commenti su “Cosa puoi automatizzare in azienda con Make, e quanto costa farlo”

  1. Mi sono iscritto e sto usando la versione gratuita, ma mi ha bloccato perchè ho raggiunto 5MB e non capisco come, da cosa dipende e come posso stare attento per non arrivare a 5 mb.

    Rispondi
    • Ciao Fabrizio, i limiti nel free sono 2 scenari, 1.00 operazioni/mese e 512Mb di trasferimento dati/mese. Forse stai utilizzando qualche operazione che consuma più del dovuto?

      Rispondi
  2. Salve, faccio una domanda per capire se MAKE può essermi d’aiuto.
    Ho bisogno di utilizzare un cellulare abilitato con GPS e dati LTE che, se scuotendolo/muovendolo invii tramite SMS ad un numero telefonico prestabilito l’allarme di movimento con indicando anche la sua posizione GPS ogni tot secondi da programmare. Se si interrompe lo scuotimento/movimento blocca l’invio dei SMS e torna ad essere vigile.
    E’ fattibile con MAKE?
    Grazie per la cortese attenzione e risposta.
    Paolo

    Rispondi

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